martedì 16 giugno 2009

Polemiche sulle biomasse: stilettate dai comitati


In merito alle novità emerse sulla vicenda dell’impianto a biomasse da costruire a San Salvatore Telesino, si registra l’intervento dei comitati civici. Il primo affondo è riservato al sottosegretario di Stato per l’emergenza rifiuti: “Bertolaso è impegnato su tante e tali emergenze che non può avere il tempo e la competenza necessaria a gestire tutto con efficienza e legalità – si legge in una nota -. Il super commissario, però, trova il tempo di intervenire, indebitamente, nella vicenda di una fantomatica centrale a biomasse in uno sperduto paesino del Sannio, rassicurando la società costruttrice sulla fattibilità del progetto, nonostante l’opposizione di tutti gli organi di governo locale e dei cittadini tutti della zona. 

Che c’entra Bertolaso con questo tipo di impianti? Il suo essere impegnato in vari fronti gli crea un po’ di confusione e delirio di onnipotenza, o hanno ragione i comitati locali che da anni denunciano l’inganno delle centrali a biomasse, in realtà veri e propri inceneritori di rifiuti?”. I comitati, poi, passano a bacchettare l’assessore provinciale all’Ambiente, Gianluca Aceto: “Siamo coscienti – continua il comunicato stampa - che in questa lotta siamo soli e non possiamo contare su nessun partito. Anche politici ambientalisti e di sinistra appoggiano

solo a parole le nostre battaglie, e spesso solo per perseguire fini personalistici, anche se per farlo danneggiano e ostacolano le varie battaglie. 

Pur di usare una lotta per i propri fini di immagine o elettorali, essi non hanno alcuno scrupolo nel dividere persino i comitati o peggiorare le varie situazioni. Un esempio sempre dalla Provincia sannita: ecco l’assessore provinciale all’Ambiente, lo stesso che recita la parte dell’ambientalista ma che non vuole i comitati nel forum provinciale, o che si tiene per sé le notizie, caso mai possa sfruttarle a proprio vantaggio!”. “Chi veramente ha a cuore la soluzione di un problema cerca tutti i modi possibili e tutte le alleanze possibili per ottenerla – conclude la nota -. E il primo passo fondamentale è l’informazione. Se i cittadini sono informati possono reagire e contrastare le scelte che non condividono.

E’ per questo che i nostri amministratori non informano? Per far passare scelte non condivise dai loro elettori cercando, nello stesso tempo, di fare la parte di chi sta dalla parte dei cittadini? Chi sta dalla parte dei cittadini non dovrebbe nascondere le notizie e la verità! Nessun partito, della maggioranza o dell’opposizione, ha appoggiato veramente le nostre denunce delle bugie proclamate dal Governo sulla soluzione dell’emergenza rifiuti”.

Articolo tratto da ilquaderno.it

Anche i ticinesi dicono di no alle centrali a biomasse

GIORNICO - Il Tribunale cantonale amministrativo ha respinto il ricorso presentato da NRG SA contro il dinniego della licenza edilizia per la realizzazione della centrale a biomassa legnosa che la società progetta di costruire nell'area industriale di Giornico. Il Tribunale ha pertanto confermato la decisione risalente al 2007 del Consiglio di Stato che, accogliendo un ricorso del Comune di Bodio e di alcuni privati cittadini, aveva annullato il permesso edilizio rilasciato dal Municipio di Giornico nel dicembre 2005 per la costruzione della grande centrale cogenerativa. Ne dà notizia "con estrama soddisfazione" il Municipio di Bodio che si era opposto alla realizzazione della centrale conformemente alla volontà espressa dal Legislativo comunale per tutelare la regione della Bassa Leventina da ricadute negative dal profilo viario e soprattutto ambientale.

Diem
Articolo tratto da Corriere del Ticino

Ancora interessi privati e collusioni politiche...

Ogni giorno che passa e ad ogni nuova ricerca trovo sempre più comuni in Italia che subiscono la stessa sorte di Summaga, in questo video si ripropone quasi pari pari ciò che è accaduto e sta accadendo per la realizzazione della centrale a biomasse della Cereal Docks, ma questa volta a Vigevano, tutto accade quasi fosse un Cliché gestito da entità nascoste e impalpabili, contrariamente ai denari pubblici spesi che sono sicuramente "tangibili"...



lunedì 15 giugno 2009

CONTRIBUTI IN VENETO PER LE BIOMASSE


La Regione Veneto approva il terzo bando per incentivare la produzione di energia dalle biomasse


Si possono presentare alla Regione Veneto le domande di contributo per interventi agroforestali finalizzati alla produzione di biomasse.

E’ stato infatti approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell’Assessore alle politiche dell’Ambiente, Giancarlo Conta, il terzo bando per incentivare la produzione di energia da bionamasse.

“Si tratta – ha sottolineato l’Assessore Conta – di un provvedimento previsto da una legge regionale il cui obiettivo è quello di sostenere la diffusione di piantagioni o la diffusione di cure colturali ai boschi abbandonati o degradati per la produzione di biomasse legnose destinate ad usi energetici. Questo rappresenta uno specifico nostro adempimento nei confronti degli impegni istituzionali assunti dall’Italia per la riduzione delle emissioni gassose ad effetto serra, derivanti dall’utilizzo di combustibili fossili�?.

Del contributo possono avvalersi tutti i soggetti pubblici e privati che hanno titolo a coltivare un terreno agrario e che intendono effettuare piantagioni di colture legnose finalizzate alla produzione di biomasse per usi energetici, nonché tutti coloro che intendono effettuare cure colturali straordinarie sui boschi a seguito del loro abbandono o degrado.

Il finanziamento stanziato dalla Giunta regionale ammonta a € 1.500.000,00.

La modulistica, prevista dal bando, sarà resa disponibile nel sito internet dellaRegione del Veneto, nonché presso i Servizi Forestali Regionali.


Articolo tratto da quotidianocasa.it

Energia dalle biomasse

Una riflessione del prof. Gianni Tamino sull'uso appropriato e non delle biomasse.

CONSIDERAZIONI SULL

BIO

MASSE A USO ENERGETICO

di 

Gianni Tamino

Gli utilizzi delle biomasse

Per quanto riguarda gli utilizzi en

ergetici proposti per le biomasse, possiamo riferirci alla combustione di legname, paglia o oli

 vegetali per produrre calore e/o elettricità, all'impiego di carburanti di origine vegetale come il

 biodiesel o il bioalcol nei mezzi di trasporto o all'impiego di scarti industriali e/o rifiuti organici (trasformati in CDR, combustibile da rifiuti) nelle centrali termoelettriche e negli inceneritori. Ma oltre alla combustione possiamo avere altri usi energetici delle biomasse: ad esempio la trasformazione chimica, in appositi digestori anaerobici, del materiale organico in biogas, cioè metano da utilizzare per qualunque uso (produzione di calore ed elettricità o come carburante da trazione). Questa trasformazione è particolarmente efficace per tutti gli scarti e reflui di origine zootecnica, agricola ed alimentare. 


C'è poi un'altra e, forse, più importante utilizzazione delle 
biomasse: la produzione di compost per l'agricoltura, cioè materiale organico opportunamente fatto maturare e mescolato alla terra per garantire il ripristino degli elementi nutritivi nei campi agricoli.


L'utilizzo principale delle 
biomasse dovrebbe essere simile a ciò che si verifica in natura: prima di tutto cibo, poi ripristino della fertilità del suolo e diretto utilizzo dei materiali (fibre tessili, recupero di sostanze utili ecc.).  Pertanto risulta utile il recupero della frazione organica dei rifiuti urbani (purché sia stata fatta una adeguata raccolta differenziata), degli scarti delle industrie alimentari, dei mercati ortofrutticoli, delle mense ecc. per produrre compost da impiegare in agricoltura. Va bene anche la produzione dai reflui e dai liquami di biogas e fanghi stabilizzati, analoghi al compost.
Va invece valutata diversamente la coltivazione di piante a fini energetici, per produrre o 
biomasse da bruciare o combustibili come biodiesel o bioalcol: è infatti molto discutibile la sottrazione di suolo agricolo alla produzione di cibo per produrre prodotti energetici. Ad esempio, alcune ricerche hanno messo in luce che la superficie degli Stati Uniti destinabile alla produzione di biomasse è limitata e che lo sviluppo dell'energia basata sulle biomasse avverrebbe a spese della produzione di cibo. David Pimentel e i suoi collaboratori, come abbiamo visto, hanno messo in luce che le biomasse hanno una bassissima resa energetica, se si calcola tutto il ciclo produttivo e si fa un adeguato bilancio tra energia spesa ed energia ottenuta.
Può aver senso un uso limitato, soprattutto domestico, del riscaldamento a legna, ottenuta con la normale manutenzione agricola e forestale, senza intaccare il patrimonio boschivo, mentre è privo di senso l'utilizzo del territorio agricolo per ottenere 
biomasse come surrogati del petrolio. E' assurdo pensare che le foreste possano supplire alla richiesta di energia necessaria al funzionamento di centrali termiche.

Impatti di una centrale elettrica a olio vegetale

Molti studi indicano l'impossibilità di approvvigionarsi di oli vegetali da un'area prossima alla centrale, una delle condizioni per valutare la sostenibilità (come chiarisce uno studio della Camera di Commercio di Padova dell'aprile 2007 dal titolo "Produzione di energia da Oli Vegetali") e pertanto gran parte del combustibile sarà olio di palma, importato da paesi molto lontani, ottenuto da piante pluriennali, che vengono coltivate distruggendo foreste tropicali. 
La produzione degli oli da piante oleaginose, come soia, girasole o colza, presentano bilanci energetici negativi, se fatti sull'intero ciclo di vita, dal campo alla centrale (dati di David Pimentel) e pertanto negativo è anche il bilancio della CO
2. A queste considerazioni va aggiunto che la coltivazione di palme da olio assorbe circa un decimo dell'anidride carbonica assorbita dalla foresta originaria. 
Una centrale a oli vegetali produce energia elettrica per combustione dell'olio in motori tipo diesel, con emissioni non molto dissimili da quelle che si sarebbero ottenute con gasolio. Infatti molti studi indicano che un motore diesel alimentato con oli vegetali ha un calo di prestazioni, un aumento delle concentrazioni di polveri sottili e di PM10, con aumento delle frazioni più pericolose, inferiori a 2 µm, un contenuto di IPA (idrocarburi policiclici aromatici, cancerogeni) di circa 2 volte quello del gasolio e un aumento delle concentrazioni di ossidi di azoto (studio realizzato nel 2002 dalla Provincia di Bologna). 
Ma altre ricerche evidenziano la possibilità che si formino anche altri pericolosi composti che si diffonderanno nell'ambiente, come PCB e diossine, formaldeide e acroleina e infine ozono (tutte sostanze ignorate o sottovalutate delle aziende proponenti). L'ozono è un inquinante secondario che si forma in atmosfera a partire dagli ossidi di azoto, se le condizioni sono favorevoli, come quelle estive (smog fotochimico). La combustione di 
biomasse produce significative emissioni di ossidi d'azoto e quindi d'estate aumenterà la concentrazione di ozono, pericoloso per la salute.

Conclusioni

Dovendo far fronte da un lato ad una popolazione mondiale in crescita, che ha bisogno di cibo, e dall'altro a disponibilità sempre minori di fonti fossili, che comunque inquinano e comportano il rischio di cambiamenti climatici, l'agricoltura può contribuire alla domanda di energia se si evolve verso sistemi più sostenibili che:
" migliorino l'efficienza energetica (ad esempio l'agricoltura biologica usa l'energia in modo molto più efficiente e riduce notevolmente le emissioni di CO
2);
" utilizzino fertilizzanti di origine organica (l'agricoltura biologica ristabilisce la materia organica del suolo, aumentando la quantità di carbonio sequestrato nel terreno, quindi sottraendo significative quantità di carbonio dall'atmosfera);
" impieghino fonti energetiche rinnovabili e riducano la distanza tra produzione e consumo (filiera corta);
" eventualmente utilizzino come 
biomasse ad uso energetico, per uso locale, gli scarti dell'attività agricola.

Centrali a biomassa nel Triveneto

Tra centrali già realizzate, approvate o proposte si può parlare di non meno di 30 centrali a biomasse, considerando soprattutto quelle per produrre energia elettrica ed eventualmente calore. Comunque vanno distinte centrali che bruciano biomasse solide (legno, paglia ecc.) o liquide (oli vegetali) da quelle che prima trasformano in digestori anaerobici le biomasse in biogas (che poi viene bruciato). Vi sono inoltre piccole centrali (meno di un MWt) che bruciano soprattutto legna (anche di scarto delle segherie) per piccoli impianti di teleriscaldamento, soprattutto nelle zone di montagna in Trentino-Alto Adige e in Friuli.  
Questo è un primo (ed incompleto) elenco delle centrali a 
biomasse di maggiori dimensioni proposte nelle diverse province del Veneto:

Belluno: Ospitale di Cadore, centrale termoelettrica a biomasse legnose da 20 MW, per 180.000 T/anno; Castellavazzo centrale elettrica a biomasse legnose da 5,5 MW, per 60.000 T/anno.

Padova: Conselve, centrale a oli vegetali di 5,3 Mw, con utilizzo di 10.000 T/anno; Carmignano centrale a cippato di pioppo da 1MW.

Rovigo: Borsea, centrale da 31 MW ad olio vegetale, con utilizzo di oltre 50.000 T/anno; inoltre, tra le altre centrali a biomasse, anche a Calto da 13 MW, Canaro, centrale a combustibili solidi, Bagnolo di Po e Villanova del Ghebbo; complessivamente, gli impianti a biomassa richiesti nel Polesine raggiungono oltre 50 MW e richiedono una quantità di 762 mila T/anno di biomasse, pari a oltre 120.000 ettari da destinare a fonti di materia prima.

Treviso: Riese  Pio X, centrale a biomassa vegetale da 4,8 Mw; ipotesi di centrale anche a Vazzola.

Venezia: in terraferma, centrale a olio di palma da 27 MW della ditta Grandi Molini e centrale a residui di semi di soia da 27 MW della ditta Bunge.

Verona: Gazzo Veronese, centrale da 10 MWe con utilizzo di 70.000 T/anno di paglia e stocchi di mais; Nogara, centrale a paglia e stocchi.

Vicenza: Camisano Vicentino, centrale da 5 MW a olio vegetale, con utilizzo di 10.000 t/anno; Asiago centrale di cogenerazione a materiali legnosi.

Articolo tratto dal sito territorioveneto.it


Una storia già sentita a Summaga di Portogruaro

Vi voglio riportare qui di seguito un articolo pubblicato sul blog Nogara on Line che per molte analogie mi ricorda la vicenda della centrale a biomasse in fase di costruzione da parte della Cereal Docks nell'area di Summaga di Portogruaro, vi consiglio la lettura.

Il volantino del Pd Nogarese descrive la costruzione della centrale a biomasse, come un evento eccezionale e di grande opportunità per il paese. L’opportunità, che non viene spiegata nel volantino, di certo l’avrà il proprietario del terreno su cui verrà costruita tale opera. Si tratta di un mostro ecologico che brucia paglia e stocchi di mais (da sempre i peggior combustibili, perché a bassissimo potere calorifico). Nel volantino si decanta come questa gigantesca opera porterà sviluppo ed innovazione al paese e di quanto petrolio si risparmierà, bruciando fonti rinnovabili, addirittura si ventila il fatto che il comune dovrebbe pure guadagnare.

Sicuramente si risparmierà petrolio, ma si produrrà un enorme quantità di polveri sottili, anche perché oltre alla centrale a biomassa, che dovrà esserealimentata da oltre 60 camion al giorno, ci saranno altri 590/600 camion che frequenteranno il nuovo interporto di prossima realizzazione a Guglia. A tutto questo si aggiunga il traffico dell’autostrada Nogara-Mare, cioè altre polveri sottili e anidride carbonica e si capisce perché la Pianura Padana è uno dei siti più inquinati dell’intero pianeta.

«Il “si” alla centrale è giunto dopo una serie di discussioni e di valutazioni, dopo aver consultato tecnici esperti in materia e dopo aver lasciato ad ogni iscritto la possibilità di esprimere la propria opinione e, democraticamente, di votare a favore o a sfavore del progetto.»

Quanto riportato dal volantino è falso, perché, “democraticamente”, non si sono sentiti altri esperti se non quelli della ditta costruttrice. Sempre, “democraticamente”, al consigliere del Pd non allineato è stato suggerito di non partecipare al Consiglio Comunale e di prendersi ferie.

Ma la democrazia non è chiacchiera, è pratica: e questo sindaco è bravo solo a chiacchiere. Infatti, sulla costruzione dell’inceneritore nessuna informazione è stata data alla popolazione, nessun dialogo, nessun confronto: è chiaro che il Sindaco e Vice Sindaco non vogliono obiezioni né ostacoli sulla strada della realizzazione dell’ecomostro, eppure la democrazia (quella vera) richiederebbe l’interessamento dei Nogaresi, gli unici veramente interessati dal cambiamento radicale del territorio, i soli che veramente pagheranno le conseguenze di una politica scellerata da parte di questa amministrazione. Sempre nel volantino si spiegano i perché si e detto si alla centrale, analizziamoli.

Perché produce energia pulita. Questa è una mezza verità, perché di fatto la mole di camion che percorreranno il nostro territorio faranno alzare il livello di inquinamento atmosferico a causa delle emissioni da traffico e quello delle polveri sottili prodotte dall’inceneritore. Si stima che i camion saranno all’incirca 60 al giorno.

Perché utilizza sostanze vegetali rinnovabili. Le sostanze che la centrale brucia sono vegetali e rinnovabili, questo è vero, ma non si tiene il conto del fatto che le colture possono cambiare. La vocazione dell’agricoltura locale sarà per sempre e solo in funzione di ciò che deve bruciare la centrale? Gli stocchi vengono arati per produrre concime naturale: se questi vengono bruciati, occorrerà concime chimico per fertilizzare i campi, cioè nitrati e simili: ma tra qualche mese sarà obbligatorio per legge limitare moltissimo l’uso dei nitrati. E allora, come si concimerà la terra? Che qualità di agricoltura avremo?

Perché coinvolge realtà produttive del nostro territorio. Coinvolge solo l’Avepo e i soldi li farà solo la centrale, lasciando agli agricoltori associati solo le briciole. I 300 associati dell’Avepo e gli agricoltori in genere, non avranno nessun vantaggio, a parte gli operatori terzisti ed i trasportatori.

Perché farà risparmiare i Nogaresi. Questa affermazione è priva di fondamento, in quanto l’energia elettrica prodotta dalla centrale non può essere venduta a nessuno tranne che all’ Enel. Quindi la centrale non potrà illuminare gli edifici del comune e nemmeno le case dei Nogaresi, che oltretutto, saranno svalutate proprio per la presenza di questo inceneritore - Il fatto che il gestore della centrale si offra di regalare 200,000 € l’anno al Comune, è chiara dimostrazione che vuole “indennizzare” - la cifra peraltro è assai modesta - il Comune e i suoi abitanti di qualcosa… E cos’è questo “qualcosa” se non il rischio per la salute pubblica, se non il disagio per l’intasamento delle strade con nuovo e pesante traffico?

Quali garanzie ci sono, per assicurare che per il ciclo produttivo dell’inceneritore, circa 10-12 anni, non cambierà il combustibile usato?Solo un contratto fatto direttamente con gli agricoltori, e da essi sottoscritto, potrebbe garantire tale combustibile. Non si può ignorare che la TM.E S.p.A. è un’azienda specializzata in impianti per C.D.R. (combustibile derivato da rifiuti). E allora, dove sono questi tanto decantati vantaggi per le famiglie? Forse qualcuno avrà il suo tornaconto…ma non certo la gente! Che, invece, subirà inquinamento e grave condizionamento nell’uso del suo territorio per i prossimi decenni.

Sicuramente se si vuole investire nelle energie rinnovabili, la centrale a biomasse è da scartare, tante Regioni investono in questa forma di produzione di energia solo per il fatto che vengono erogati i contributi dalla Comunità Europea. Perché non incentivare il solare o il fotovoltaico? Perché non utilizzare i cinque ettari per posare pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica? A tutte queste domande i nostri amministratori avranno sicuramente una risposta più o meno plausibile.

Stanno progettando un futuro che vedranno in parte e che lasceranno in eredità alle generazioni future, ai nostri figli. Su temi così importanti e vitali per il futuro di tutti, non può decidere solo un pugno di persone, anche se elette democraticamente.

Tratto dall' articolo di Mirko Moreschi - www.nogaraonline.net

Un altro no alle centrali a Biomasse. Dichiarazioni di Verdi, WWF e Legambiente

Sempre gli stessi problemi per gli stessi motivi! Ecco un altro caso:

Valle del Mercure. Dichiarazioni di Verdi, WWF e Legambiente

I VERDI SULLA CENTRALE DEL MERCURE

I Verdi prendono posizione in merito alla riconversione a biomasse della centrale del Mercure, nel 

territorio del Parco Nazionale del Pollino. Nel condividere la posizione assunta dal Comitato Salute e 

Ambiente del Pollino e dal WWF, evidenziano come sulla questione, a differenza di quanto ha affermato 

di recente dall?eurodeputato dei DS Gianni Pittella, sia mancato il pieno coinvolgimento degli enti 

locali della Basilicata, delle comunità del Pollino e dei cittadini della Valle del Mercure, 

nonostante la centrale ricada in area parco, sul confine del territorio calabrese, nel Comune di 

Laino. I Verdi chiedono pertanto la sospensione dei termini di messa in esercizio della Centrale 

prevista per il mese di maggio 2005. Nei confronti dell?iniziativa, secondo i Verdi, ancora non sono 

stati resi noti i criteri per l'approviggionamento del combustibile per l?impianto che ha una potenza 

netta di circa 35 MW elettrici per il quale servirebbe secondo quanto indicato dal WWF 

un?alimentazione di non meno di 320.000 tonnellate/anno di combustibile con un dimensionamento dunque 

elevato in rapporto a quella che invece è la media delle centrali alimentate a biomasse che si aggira 

invece intorno ai 10-12 MW elettrici. Il quantitativo di biomassa previsto per il suo funzionamento 

non sarà certamente reperibile nell?area in questione. Ciò determinerebbe un afflusso di materiali da 

altre aree geografiche ed un conseguente dispendio di combustibili fossili per il trasporto. Da un 

punto di vista economico ed occupazionale, inoltre, i vantaggi derivanti dalla realizzazione di questo 

tipo di impianti a livello locale non sono riconducibili alla gestione diretta degli stessi ma 

interessano soprattutto i settori produttivi indotti. Infatti, la tendenza ormai generalizzata a 

livello europeo che deriva da esperienze ormai decennali condotte nel settore, è quella di realizzare 

piccoli o medi impianti per la valorizzazione energetica di materiali reperibili in sede locale, 

nell?ambito di aree ristrette a 20 o 30 km. In riferimento al bilancio energetico regionale, la 

centrale, ricadendo in Calabria, non apporterebbe alcun effetto sull?efficienza energetica regionale 

rispondendo solo a logiche di mero profitto aziendale basato sullo sfruttamento degli incentivi 

pubblici per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. L?obbligo di un impiego, nel 

ciclo di combustione, di sole biomasse di origine vegetale (rifiuti della lavorazione del legno non 

trattati e scarti vegetali da attività agricole, forestali, e agroalimentari) riportato 

nell?autorizzazione rilasciata dal Settore Attività Economiche e Produttive della Provincia di Cosenza 

in data 02.09.2002, non implicherebbe per la società ? a differenza di quanto riferito dall?On 

Pittella - alcun vincolo definitivo in quanto potrebbero venire utilizzate altre tipologie di rifiuti, 

purchè comprese in quelle indicate nel D.M. 05.02.1998, previo adeguamento a quanto previsto dall?art. 

33 del D.Lvo 22/97 (decreto Ronchi sui rifiuti). In sostanza, l?impianto pur se classificato a 

?biomasse vegetali? potrebbe successivamente sfruttare altri tipi di materiali, anche di rifiuti e 

scarti di lavorazione, con caratteristiche molto diverse da quelle in origine dichiarate, con gravi 

ripercussioni sull?ambiente e la salute a causa dell?inquinamento. A questo importante aspetto bisogna 

aggiungere quello relativo all?impatto ambientale derivante dal trasporto dei materiali, sia in 

entrata (biomasse) che in uscita (residui e ceneri della combustione) che secondo la valutazione del 

WWF fatta in relazione con quella di altri progetti analoghi, richiederebbe non meno di 80 TIR di 

media portata al giorno per i 250 giorni lavorativi all?anno, ai quali sarebbero da aggiungere altri 

TIR per la rimozione delle ceneri prodotte. Tutto questo avverrebbe all?interno del Parco Nazionale 

del Pollino compromettendo le risorse naturali ed ambientali fondamentali per la sostenibilità 

ambientale. Secondo i Verdi dovrebbe invece far riflettere l?On Pittella in questo senso, la prevista 

esclusione proposta dal Sindaco del Comune di Laino dell?area della Valle del Mercure interessata dal 

progetto (già sfruttato in passato per l?estrazione della lignite bruciata nella centrale). Questa 

richiesta lascerebbe chiaramente intravedere come la centrale invece crei seri problemi di 

compatibilità con l?esistenza del parco, coinvolgendo in negativo l?impatto in territori comunali 

lucani quali quelli di Rotonda Castelluccio inferiore e Superiore, Viggianello e le Comunità locali c 

escluse da scelte, che pur ricadendo in territori vicini, li investono in modo diretto. I Verdi 

auspicano che le comunità locali e le amministrazioni possano essere ascoltate in proposito per una 

?vera partecipazione alle scelte? che non può evidentemente limitarsi, come invece chiede l?on 

Pittella, alla tardiva proposta di ?studi di fattibilità? per valutazioni degli ?impatti potenziali a 

livello locale per assumere decisioni appropriate nel prossimo futuro?. Una proposta tardiva, 

inattuale ed in contrasto con la realtà dei fatti.



IL WWF ESPRIME LA PROPRIA CONTRARIETA' ALLA CENTRALE A BIOMASSE DEL POLLINO



In riferimento al progetto di riconversione della centrale elettrica del Mercure per la produzione di 

energia elettrica da biomasse che dovrebbe entrare in funzione fra circa cinque mesi, ed alla luce del 

dibattito aperto sulla vicenda, il WWF Basilicata nell?esprimere la propria contrarietà nei confronti 

dell?iniziativa, ritiene di dover evidenziare alcuni aspetti fondamentali quali l'approviggionamento 

del combustibile che secondo quanto emerge dalla documentazione in possesso di questa Associazione, 

l?impianto, con una potenza netta di circa 35 MW elettrici, ed un?alimentazione di circa 320.000 

tonnellate/anno di combustibile, risulta avere un dimensionamento elevato in rapporto a quella che 

invece è la media delle centrali alimentate a biomasse e che si aggira intorno ai 10-12 MW elettrici. 

Il quantitativo di biomassa previsto per il suo funzionamento non è certamente reperibile nell?area in 

questione. Ciò determinerebbe un afflusso di materiali da altre aree geografiche ed un conseguente 

dispendio di combustibili fossili per il trasporto. Il duplice vantaggio ambientale dell?utilizzo di 

biomasse prodotte in loco nei confronti dei derivati del petrolio, invece, consiste proprio nella 

possibilità di produrre energia con fonti rinnovabili e di evitare dannose emissioni di gas serra 

nell?atmosfera determinate dal trasporto su medialunga percorrenza. Anche da un punto di vista 

economico ed occupazionale, inoltre, i vantaggi derivanti dalla realizzazione di questi impianti a 

livello locale non sono riconducibili alla gestione diretta degli stessi ma interessano soprattutto i 

settori produttivi indotti. Infatti, la tendenza ormai generalizzata a livello europeo che deriva da 

esperienze ormai decennali nel settore, è quella di realizzare piccoli o medi impianti per la 

valorizzazione energetica di materiali reperibili in raggi ristretti di 20 o 30 km. Per quanto attiene 

l'efficienza energetica il WWF Basilicata evidenzia come questo aspetto" denota l?assoluta 

inopportunità di realizzare il progetto in questione, così come concepito, deriva dalla mancanza del 

processo di cogenerazione, fondamentale per garantire una accettabile efficienza energetica. Secondo 

tale sistema, infatti, il calore ?residuo?, a valle del processo di produzione di elettricità, può 

essere immesso in una rete di teleriscaldamento o in un processo industriale. Un impianto che non 

sfrutti questa fondamentale opzione risponde solo a logiche di mero profitto aziendale basato sullo 

sfruttamento degli incentivi pubblici per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. 

L?obbligo di un impiego, nel ciclo di combustione, di sole biomasse di origine vegetale (rifiuti della 

lavorazione del legno non trattati e scarti vegetali da attività agricole, forestali, e 

agroalimentari) riportato nell?autorizzazione rilasciata dal Settore Attività Economiche e Produttive 

della Provincia di Cosenza in data 02.09.2002, non implica, per la società, alcun vincolo definitivo 

in quanto potrebbero venire utilizzate altre tipologie di rifiuti, purchè compresi in quelle indicate 

nel D.M. 05.02.1998, previo adeguamento a quanto previsto dall?art. 33 del D.Lvo 22/97 (decreto Ronchi 

sui rifiuti). In sostanza, l?impianto potrebbe bruciare inizialmente biomasse vegetali e 

successivamente altri tipi di rifiuti con caratteristiche molto diverse. A questo importante aspetto 

bisogna aggiungere quello relativo all?impatto ambientale derivante dal trasporto dei materiali, sia 

in entrata (biomasse) che in uscita (residui e ceneri della combustione).Secondo la valutazione del 

WWF comparabile con quella di altri progetti analoghi, il sistema di approvvigionamento richiederebbe 

la confluenza di circa 80 camion di media portata al giorno per i 250 giorni lavorativi all?anno, ai 

quali sarebbero da aggiungere alcuni camion per la rimozione delle ceneri.Poiché tutto questo 

avverrebbe, peraltro, all?interno del Parco Nazionale del Pollino riteniamo alquanto ?incompatibile? 

la realizzazione di un progetto così come concepito che rischia di compromettere le risorse naturali e 

quindi lo sviluppo dell?area basato sulla sostenibilità ambientale. In questo senso anche l?esclusione 

del territorio interessato al progetto proposta dal Sindaco del Comune di Laino lascia chiaramente 

intravedere che la centrale crea seri problemi di compatibilità con l?esistenza del parco. Il WWF 

sosterrà perciò ogni azione civile e democratica delle popolazioni e dei soggetti istituzionali 

interessati, tesa ad evitare che tale impianto venga realizzato.

Tratto da Lucanianet.it

Inquinamento a Portogruaro, Summaga, Concordia...

Davvero il problema delle nano particelle che Cereal Docks produce con l'impianto di generazione elettrica alimentato a biomasse interessa solo l'area P.I.P. di Summaga?

E i paesi limitrofi? qui sotto c'è una mappa, guardate se casa vostra è abbastanza distante da non venir coinvolta! Vento permettendo....

Visualizzazione ingrandita della mappa

.... e il vino alla "Cereal Docks" chi se lo berrà più ?

....bevi bevi che xe bon! el vin che i fa qua da nojaltri non lo fà propio nissun......


venerdì 12 giugno 2009

Spiegazione completa del ciclo di produzione delle cose...

Prendetevi qualche minuto per vedere questo filmato, non ve ne pentirete.

Ancora contro le centrali a bio masse...

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